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in breve:
dal prossimo 1 giugno, nella Repubblica Popolare Cinese, i sacchetti di plastica molto sottile non saranno più prodotti, mentre limitare l’utilizzo degli altri tipi, verranno fatti pagare.
nei dettagli:
si calcola che in Cina si utilizzino ogni anno 3 miliardi di sacchetti di plastica per la spesa.
il primo problema che scaturisce da questi numeri è la quantità impressionante di plastica da smaltire.
il secondo (forse non meno importante) è che la produzione di questi sacchetti comporta l’utilizzo di 37 milioni di barili di petrolio (pari a 5 milioni di tonnellate), con conseguente onere economico (il petrolio è a 100 dollari al barile e sembra non voler fermare il suo rincaro).
per arginare il problema dei sacchetti di plastica, il governo cinese ha vietato la produzione e la distribuzione di quelli realizzati con plastica di spessore inferiore a 0,025 millimetri, obbligando i commercianti a far pagare quelli più spessi ai consumatori, per dissuaderli dal farne un uso smodato e invitando la popolazione a tornare ad usare le borse di stoffa e i cestini.
la Cina si aggiunge alla già nutrita lista di Paesi che cerca di combattere l’uso abnorme di buste di plastica in favore di sacchetti biodegradabili o fatti in materiali che li rendano riutilizzabili (stoffa, vimini ecc).

